Jbay.Zone intervista: Stefano Roversi – Il SUP è uno Stile di Vita

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Intervista a Stefano Roversi, istruttore di Stand Up Paddle (SUP) e fondatore della scuola SUP Benaco Paddling Academy sul Lago di Garda. Stefano ci parla delle caratteristiche del SUP, della sua filosofia di insegnamento, della sicurezza, dell’importanza della preparazione degli istruttori e del suo obiettivo di diffondere la cultura del SUP come stile di vita. Inoltre, fornisce consigli per coloro che vogliono iniziare a praticare il SUP

C’è chi diventa istruttore di SUP per scelta e chi invece era destinato a diventarlo, come Stefano Roversi.

Un avventuriero, un uomo alla ricerca costante di stimoli a cui una vita ordinaria andava stretta. Alla soglia dei trent’anni, dopo aver fatto mille lavori, dal pizzaiolo all’idraulico, all’operaio, all’allestitore di eventi, ha scelto di lasciare l’ultimo lavoro da dipendente per costruirsi una vita straordinaria che gli permettesse di lavorare e vivere all’aria aperta. Questo lo ha portato a mettersi alla prova in esperienze uniche in ogni parte del mondo, a piedi, in kayak e in SUP.

Durante quei momenti, Stefano ha gioito, ha sofferto, si è trovato di fronte a scenari meravigliosi e a superare difficoltà che lo hanno temprato. Ha abbracciato la vita nella sua integrità e vissuto le culture dei Paesi che ha attraversato, come la Patagonia, le Filippine, l’Islanda e la Bolivia. Si è anche dovuto arrendere, come quando ha dovuto interrompere la sua traversata dell’Islanda, imparando che nella vita si può anche tornare indietro senza sentirsi sconfitti.

Le esperienze accumulate nei viaggi, gli imprevisti affrontati e superati, lo hanno reso nel tempo un vero MacGyver. Oggi, con la sua Benaco Paddling Academy sul Lago di Garda, sta portando avanti il suo sogno: diffondere la cultura del SUP. E il suo essere un istruttore è diventato una sorta di missione per far sì che chi si avvicini a questo sport se ne innamori e impari a viverlo in sicurezza insieme ad altri.

Promuovo il SUP come un’esperienza e come stile di vita. Partendo proprio da avvicinare i ragazzi nelle scuole, per insegnargli la cultura degli sport acquatici e fargli scoprire che il Lago di Garda è una vera palestra sull’acqua, in cui mettersi alla prova ad ogni uscita e che come sport non c’è solo il calcio!”, ci racconta quando lo incontriamo in una soleggiata mattina di Aprile.

Quali sono i motivi che dovrebbero portare a scegliere il SUP?

Il SUP, come ci spiega, ha delle caratteristiche uniche. “Ho fatto kayak, surf e poi SUP. E quello che fin dall’inizio mi ha colpito della tavola, in particolare quella gonfiabile, è la libertà che ti offre. Per farvi capire il SUP rispetto al kayak è un mezzo lento che soffre molto di più le avversità meteo, le onde e il vento, ma a differenza del kayak non sei mai vincolato e questo ti permette di assumere più posizioni in cui pagaiare nella stessa escursione, pagaiando in piedi, seduto o in ginocchio. In SUP non si è costretti, come molti pensano, a stare solo in piedi! Il fatto di essere liberi e di essere ‘legati’ alla tavola, solo tramite il leash per sicurezza, ti consente di percepire un gran senso di libertà, di farsi un tuffo, di stare sdraiati a prendere il sole… questo il kayak ad esempio non lo permette”. Inoltre, prosegue Stefano. “La libertà che ti dà il SUP è che ti consente di andare ovunque: dalle acque calme di un lago, a discendere un fiume, ad avventurarsi nel mare con le onde, ed è una cosa davvero unica. Poi è ovvio ci sono tavole specifiche per ogni situazione, ma in linea di massima con qualsiasi SUP puoi fare davvero di tutto. Per questo oggi lo considero il migliore compromesso per vivere il mare, il lago e il fiume al ritmo di pagaiata che uno preferisce”.

La sicurezza come in tutti gli sport acquatici è importante in ogni uscita e Stefano precisa:

L’unico vero nemico del SUP è il vento a cui va prestata parecchia attenzione, mai sottovalutarlo! E le condizioni meteo vanno sempre controllate prima di ogni uscita”.

Un altra cosa che Stefano sottolinea è che il SUP è uno sport proprio per tutti. “Tutti possono fare SUP. L’unico rischio che si corre, se ci pensate bene, se si seguono le regole base e si prendono tutte le precauzioni del caso… è quello di bagnarsi e la cosa più pericolosa, quindi, è una caduta in acqua. Certo, bisogna avere voglia di mettersi alla prova e magari di vincere qualche paura, ma non servono particolari doti”, come ci spiega. “L’unico requisito che serve per pagaiare in SUP è avere abbastanza forza per far avanzare la tavola, ma è come camminare e fare trekking: ognuno può farlo al proprio ritmo, poi direi che l’età minima per iniziare è sei anni”.

Proseguendo dice una cosa molto importante: “Se c’è un rischio concreto in SUP è quello di cadere in acque basse. Farsi male a riva può succedere perché è il momento in cui spesso il livello di attenzione è più basso”. Ma i rischi seri, torna a ribadire, sono legati al meteo: “Io non esco mai senza aver controllato il meteo che può influenzare molto la mia uscita, soprattutto se sono abituato a farlo in contesti tranquilli e mi sposto al mare o in un grande lago. Verificare le condizioni meteo non il giorno prima ma prima di entrare in acqua è una cosa importante, è in base a quelle decido che direzione prendere. Un altro rischio da non sottovalutare sono i motoscafi e le moto d’acqua che spesso non rispettano le regole e qui sul Garda a volte possono diventare un pericolo da tenere in considerazione”.

Stefano ha un’esperienza decennale di insegnamento e questo nel corso del tempo lo ha portato a mettere a punto il suo metodo e una sua filosofia,

come ci racconta: “All’inizio ero molto schematico, seguivo bene la mia scaletta e davo a tutti gli allievi lo stesso format. Negli anni però ho sviluppato un approccio che mi permette di creare una lezione su misura per ogni persona. Per far questo cerco fin dall’inizio di conoscere chi ho di fronte creando un dialogo. In quei momenti cerco di capire perché ha scelto di fare SUP, cosa vuole ottenere dalla lezione, come si sente in quel momento e cerco di farlo stare bene. Questa capacità di ‘leggere la persona’ è ciò che mi consente di fargli vivere la migliore lezione e di fargli superare le sue paure”. “Ovviamente questo approccio psicologico richiede più tempo, prosegue Stefano, ma mi aiuta a far sentire a proprio agio i miei allievi, mi consente di modulare via via la mia lezione e mi permette di renderla più divertente”.

Per questo nel panorama delle Scuole SUP italiane, lui ci tiene a sottolineare che quella che ha messo in piedi, più che una scuola vuole essere un punto di riferimento, una casa a cui tornare anche dopo aver fatto il corso, una community.

Prima di aprire la mia scuola negli anni in cui ho lavorato a SUPGarda, il centro dove mi sono formato e che mi ha dato la possibilità di iniziare a fare questo lavoro, ho avuto migliaia di allievi, ho visto molte persone avvicinarsi a questo sport, ma nel tempo mi sono reso conto che in pochi dopo aver preso le lezioni continuavano. Questo a mio avviso era dato dal fatto che a molti mancavano degli stimoli per andare avanti, magari anche solo persone con cui uscire insieme. Non c’era all’epoca un seguito al corso”. Per questo quando ha creato la sua scuola a Benaco, la Benaco Paddling Academy e la community Benaco paddlers Club, ha scelto di cambiare approccio, come spiega.

Il SUP è uno sport che per essere praticato individualmente richiede molta passione e magari da soli tanti, anche dopo il corso, non si sentivano di andare nel lago in solitaria. Così la mia idea di scuola è stata quella di creare un punto di aggregazione in cui le persone si trovassero per imparare prima e poi per tornare per uscire insieme. Così ho pensato di creare delle occasioni in cui le persone tornassero per uscire insieme: ho voluto creare una vero e proprio punto di riferimento. Ho scelto di promuovere il SUP in maniera differente, e affiancare ai corsi su vari livelli, tante opportunità per stare insieme e vivere in gruppo la nostra passione”.

E, numeri alla mano, ci è riuscito, anche se la sfida è in salita: “In Italia non c’è una cultura degli sport acquatici. Nelle mie avventure per il mondo qualche anno fa mentre affrontavo una discesa di un fiume in Patagonia, ho notato che lì si era creata una cultura sportiva intorno al kayak, che aveva portato a sfornare campioni in grado di vincere alle Olimpiadi. Da qui il mio obiettivo è diventato non solo insegnare SUP, ma promuoverlo oltre che come sport come stile di vita!”.

Agli aspiranti istruttori Stefano parla chiaro:

Quello che ho visto negli anni è che molti di quelli che vogliono diventare istruttori non hanno ancora maturato l’esperienza necessaria per diventarlo. Per questo dico a chi vuole diventare istruttore prima di tutto di essere umile. Non bastano tre giorni per definirsi istruttori. Certo, il corso se ben strutturato è il passo fondamentale, ma per me l’istruttore deve prima di tutto aver chiaro che questo è un lavoro in cui non ci si limita a insegnare una tecnica ma dove si aiutano le persone. E come istruttori con la nostra presenza dobbiamo essere al loro fianco, pronti a dargli degli obiettivi da superare insieme. Come la paura di essere soli nel lago, o della profondità… o semplicemente di perdere l’equilibrio e cadere in acqua. Fare il corso, come dicevo, per diventare istruttori è sicuramente il primo passo, il momento in cui si gettano le basi, ma il processo per cui si diventa un vero istruttore dura anni, anzi tutta la vita! E un buon istruttore deve sentirsi in costante crescita così che ogni lezione diventi anche l’occasione per affinare la propria tecnica di insegnamento. Perché anche insegnando non si finisce mai di imparare!”.

Qual è il consiglio che daresti a un istruttore?

Essere sempre sorridenti e ovviamente preparati. Ma l’arte del  sorriso è una cosa che va allenata. Se siamo in difficoltà cerco di non darlo a vedere, ma di dimostrare sicurezza, di metterla sul gioco e di dare certezze nei momenti più difficili, come quando qui sul Garda sale il vento all’improvviso”.

Il professionista del resto deve saper gestire le proprie emozioni e quelle degli altri. “Io ad esempio quando preparo un tour, ho verificato prima tutte le difficoltà che si possono manifestare per poter gestire al meglio ogni condizione. Altra cosa importante è lasciare sempre l’itinerario che faremo a qualcuno di riferimento nel centro di modo da essere sempre seguiti”.

Passando a chi vuole iniziare a fare SUP i consigli sono questi:

Se uno vuole iniziare a fare SUP prenderlo a noleggio e provare secondo me non è la strada più veloce. Sia chiaro, si può fare magari semplicemente osservando gli altri, ma fare un corso consente di arrivare a divertirsi molto prima. Conoscere la tecnica, i rischi e pericoli permette di vivere e praticare molto più piacevolmente questo sport. Molti lo sottovalutano ma con la giusta tecnica si fa meno fatica, si riesce a sfruttare il SUP al meglio e si riescono a percorrere distanze nettamente superiori arrivando a esplorare così molti più posti e aumentando la soddisfazione personale in ogni uscita”.

Per iniziare è meglio fare una lezione di gruppo o individuale?

A mio avviso è sempre meglio una lezione individuale fatta su misura, perché insieme al singolo allievo capiamo meglio quello che serve alla persona che ottiene il massimo nel minor tempo possibile. Nel gruppo per ovvi motivi non si crea questa personalizzazione e questo, oltre che rendere più difficile l’insegnamento, lo rende anche meno efficace per questo noi offriamo quasi esclusivamente percorsi individuali”. Inoltre, ci racconta Stefano: “Io mi sono dato questa regola, se non riesci a fare SUP non paghi… è la mia filosofia! Ma in dieci anni saranno due le persone che si sono arrese e non si sono messe in piedi”.

Stefano ha ‘messo in piedi’ sulla tavola migliaia di persone, ma quando gli chiediamo qual è stata la sua lezione più emozionante non ha dubbi:

Ogni lezione ha la sua storia, ma quello che voglio raccontarvi è essere riuscito a far andare in SUP Daniel, un ragazzo down che ha fatto il corso con sua mamma. Aiutarlo a trovare il coraggio di alzarsi in piedi sulla tavola all’inizio anche senza pagaiare, è stata la più grande soddisfazione. E da quella volta lui continua a venire a fare SUP da noi. Spesso facciamo gite insieme, a volte siamo solo seduti sulla tavola a parlare. Quello che mi ha insegnato l’esperienza con Daniel è che più la lezione è ‘difficile’, più alla fine è appagante il mio ruolo di istruttore”.

Per imparare a fare SUP quali sole condizioni ideali sono:

il lago calmo senza onde e l’assenza di vento, ma per un istruttore, al di là del meteo, la cosa più importante è essere sempre di buon umore, fingere piuttosto di esserlo… “Il buon umore viene prima di tutto, è la base per ottenere un buon risultato con l’allievo che permette di instaurare un buon rapporto. E vi garantisco che fa la differenza, se si è imbronciati o troppo seri non si riescono a trasmettere le nozioni alla stessa maniera”.

Dopo anni di insegnamento Stefano sa bene quanta differenza faccia la tavola e la sua esperienza lo ha portato a scegliere per la sua scuola le tavole JBay.zone, come ci spiega:

Nella mia carriera ho provato molte tavole, ma le JBay.zone offrono un rapporto qualità prezzo eccellente. E per me che devo insegnare, la qualità di queste tavole mi consente di essere più rilassato nella lezione perché so che i miei allievi saranno a loro agio sulla tavola. Nello specifico io uso le Trend T2, Trend D3 e le CometJ2”.

Nella Benaco Paddling Academy alle lezioni di SUP nel tempo ha affiancato un’offerta di attività sempre più ampia,

dal SUP Yoga, al Kayak turistico, al Kayak olimpionico, senza dimenticare il Sup Race e il SUP Wing e tante escursioni e allenamenti di gruppo, insomma tanti motivi per tornare a Benaco e scoprire nuovi modi di vivere il Garda.

 

Prima di salutarci Stefano ci regala un consiglio da applicare sempre prima di ogni uscita in SUP. “Sono poche le cose da controllare, ma fatele! Con ordine controllate (o fate verificare) che la tavola sia in pressione, ricordatevi di aver regolato l’altezza della pagaia, di aver il leash legato, di indossare il giubbotto di salvataggio e di aver una sacca stagna per telefono. Lo potete anche tenere anche spento, per staccare da tutto, ma per sicurezza è sempre meglio averlo con sè, così come è importante indossare sempre gli occhiali da sole e un cappellino con visiera”.

Per chi vuole conoscere la Benaco Paddling Academy https://paddlingacademy.it/ c’è il sito e per chi vuole leggere le avventure di Stefano Roversi non perdetevi il suo blog https://www.errabundus.com/home/ in cui racconta, come in un libro, le sue imprese che negli anni ha affrontato in giro per il mondo.



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